D12 – La palma desiderata e quella reale, giochiamo a pronosticare
Scusate se non ho piu’ bloggato ne’ aggiornato i film. Ho continuato comunque a stare qui e fare cose, vedere gente, la solita roba insomma.
Ora me ne vado un po’ al mare. A raccogliere le idee.
Ma prima gioco un po col pronostico. Au revoir a Rome!
LE MIE PALME D’ORO
Miglior film - Melancholia di Lars Von Trier
Miglior regia – Terrence Malick per The Tree of Life
Miglior attrice – Kirsten Dunst, Melancholia
Miglior attore – ex aequo Jean DuJardin per The Artist e Michel Piccoli per Habemus Papam
Gran Premio della Giuria – Melancholia di Lars von Trier
Camera d’Or – Ex Aequo Martha Marcy May Marlene di Sean Durkin e Michael di Markus Schleinzer
LA GIURIA DI CANNES
Miglior film – This Must Be The Place di Paolo Sorrentino / La piel que abito di Almodovar
Miglior regia – Terrence Malick per The Tree of Life
Miglior attrice – Tilda Swinton, We need to talk about Kevin
Miglior attore – Sean Penn, This Must Be The place
Gran Premio della Giuria – Drive di Nicolas Winding Refn
Camera d’Or – Martha Marcy May Marlene di Sean Durkin
D6 – The Tree of life ovvero Brad e Kim, sulla stessa barca, quella di Beckett. Non sullo yacht.
Domani postero’ il video di Brad Pitt, che si vede bene ed e’ tanto figo. Oggi chiudo la giornata solo parlando di The Tree of Life, il much awaited film di Terrence Malick. Che non si presenta in conferenza stampa. Giustamente. La leggenda sul suo personaggio leggetela da qualche altra parte. Io parlo del film.
Anzi. Del quasi film. In Italia esce il 20 maggio, quindi non voglio rovinare la sorpresa a nessuno.
Pero’. Qualche nota a margine.
Il documentario di Kim Ki Duk e questo film si interrogano sugli stessi punti. Che stiamo a fare su questo mondo. Quale sara’ il senso di tutto questo darsi daffare umano. Che ruolo abbiamo nel mondo e soprattutto perche’.
Sono questioni ancestrali, filosoficamente risolte (o irrisolte) in molti modi, affrontate in molti film magari senza l’intento dichiarato di Malick. Puoi uscire con le risposte di Beckett – siamo qui per fallire, e la prossima volta fallire meglio – puoi uscire con nulla, se nulla hai dentro, puoi uscire piangendo come Kim Ki Duk, puoi uscire e ucciderti, puoi uscire e fare un figlio, puoi uscire e provare ad essere migliore.
Ecco.
Questo e’ un film che fara’ discutere, dividera’ la critica, fara’ dire a certuni “che vaccata!”, fara’ a dire ad altri “capolavoro”. Non ha importanza. Cio’ che conta e’ che lo vediate con i vostri occhi. Senza filtri. Col cuore sulla poltroncina rossa, pronto a mettersi in discussione. Capendo che la vita è una catena di eventi, che c’è una connessione forte tra come tratterai tuo figlio oggi e cosa lui insegnerà ai suoi. Che c’è una connessione totale nel tutto e che anche una goccia d’acqua che bevi ora può spegnere un incendio domani. C’è la voglia di trovare dio, un appiglio, una maniglia alla quale attaccarsi per non morire. C’è l’universo che nasce e muore e ti scorre dentro se vuoi sentirlo.
Perche’ anche quando pensi di aver capito tutto, forse non hai capito niente.
Anche quando credi di aver ragione, hai torto. Perche’ la tua ragione gia’ contiene in se’ il suo torto.
E’ una storia di dolore e perdita, senza vittimismo. Sei qui, sei nato, e’ un inconveniente ti direbbe Cioran nel suo favoloso libro “L’inconveniente di essere nato”, ma sei qui, cosa vuoi fare della tua stupida vita uomo?
Quale porta vuoi aprire? La conoscenza? La bellezza? L’amore? Tutte quelle che puoi?
Puoi sempre morire sai, puoi sceglierlo.
Ma puoi anche decidere di evolvere. Ad un livello superiore.
Puoi decidere di amare.
Puoi decidere di chiedere scusa.
E puoi decidere di essere una persona migliore.
Credi sia il festival della banalita’? Credi sia una visione cattolica? Credi sia una cazzata?
Io non credo sai. Credo abbia a che fare con un circolo virtuoso interno, con un sentire “oltre” la vita ma anche la morte, il fluire nel tempo con un certo “bene”, con un amare il genere umano in quel modo, che e’ quella stessa pietas per la quale Virgilio ha pianto millenni fa e Kim piange oggi.
Siamo sulla stessa barca, affonderemo comunque. Facciamolo con amore. Restiamo umani.
D4 – Arirang, una canzone per Kim
Ho avuto i brividi stamattina. A vedere Kim Ki-Duk, il mio Kim, cosi’ come si e’ lasciato vedere oggi. Nudo, torturato, un animale masochisticamente solo, triste e disperato. Eppure, vivo. Vero. Di quel vero solido, intimo. Piu’ vero lui di tutti questi ragazzi in bianco e nero che festeggiano sulla terrazza opposta alla sala stampa da dove scrivo. Ballano sul balcone, bicchiere in mano, sorriso di circostanza e sotto campeggia uno striscione con su scritto “smalto”. E’ un bel contrasto qui a Cannesland dove tutto e’ cosi’ glam.
Ieri Kim era qui. Con i suoi capelli lunghi e lo sguardo del leone ferito. Un bel contrasto qui a Cannesland, dove chi viene sorride e ringrazia dio di esserci arrivato.
Chi mi conosce un po’ sa che e’ dal 2000, quando ha fatto uscire L’ISOLA, che parlo di lui. Un regista-mito, un Fassbinder, un Bertolucci coreano, se la cosa ha un senso.
E oggi l’ho visto, dopo tre anni che era sparito. Da quando ha terminato DREAM. Non sapevo che l’attrice sul set di quel film avesse avuto un incidente quasi mortale e che la cosa avesse scioccato Kim al punto da auto infliggersi la punizione di non girare piu’. Questo, piu’ il tradimento di due amici (Kim passa loro una sceneggiatura, i due pensano bene di venderla a Hollywood e rendersi ricchi e famosi pugnalandolo al cuore e non alle spalle, come dice lui), lo portano a ritirarsi nel 2008 in una montagna in Corea, dove vive come una specie di rifugiato dalla bomba atomica. La camera da letto e’ una tenda da trekking dove ogni tanto guarda uno dei suoi film, e piange.
Non ha piatti, ne’ bicchieri, si e’ costruito una macchina per fare il caffe’, lava i vestiti quando puo’, mangia dalle scodelle come una bestiolina, beve alcolici in continuazione. Ha i calcagni neri e tagliati, sembra un disperato di Lost, invece e’ lui. Lui. Uno che a Cannesland trionfava.
E invece Kim si ritira dalla scena. Ma. Ma. C’e’ quel demone che ha dentro, che in ARIRANG gli bussa tre volte alla porta. Lui si alza, ma non c’e’ nessuno. Ma lo sappiamo tutti che e’ il Cinema che viene a trovarlo, anche se non si fa vedere. E allora, visto che i film non li puo’ piu’ fare, filma se’ stesso. Si compra una macchina da presa e dal santuario in cui vive trova il tempo delle domande e delle non risposte, parla con la sua ombra, si scava dentro fino a consumarsi e si confessa in un lungo, intimo, delirante diario, che si riassume in una parola, ed e’ ARIRANG. Arirang e’ una canzone tristemente lancinante, ti apre in due, perche’ e’ la canzone della conoscenza del se’ (A=io RI=conoscere RANG e’ per la ripetizione del suono) un te che quando hai conosciuto vorresti uccidere.
La vita, dice Kim, e’ sadismo, masochismo e sadomasochismo. Si guarda e mi guarda chiedendomi di aiutarlo e non posso farlo. Vorrei abbracciarlo e la tecnologia non mi aiuta.
Guarda la scena di un suo film e piange di pietas, quella pietas totale per il genere umano che e’ qui e che qualunque cosa faccia, con sforzo disumano, e’ comunque inutile. Questo senso di vuoto e di nulla che ti porta a dubitare di tutto, anche del cinema stesso come afferma piu’ volte. E se la tua vita e’ il cinema e poi non ci credi piu’, cos’altro ti rimane? Compare la pistola, forse si uccide, invece no. Mi resta il dubbio che prima o poi lo fara’. Eppero’ quel daimon del cinema lo ha contagiato perche’ ha una sceneggiatura pronta e per almeno dieci volte dice “voglio fare un film”.
Ieri l’hanno applaudito per 5 minuti, come a dirgli “resisti”.
Resisti Kim.
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D3 – Nanni, la gente con le palle e la letterina a Gus, Bernardo e i narcos mexicani
NANNI – Mi piace quando Nanni torna al suo posto. E questo gli accade solo in Francia. Guardano il film e poi se ne parla. Volete la sua conferenza stampa? La trovate qui. Il suo film, molto ben accolto qui a Cannes, centra dei punti che riguardano l’uomo, l’uomo in generale, e hanno poco a che fare col vaticano. Io credo che “il deficit di accudimento” e la difficoltà ad assumersi responsabilità siano temi universali e più che mai di questi tempi. Non vedo molta gente con le palle in giro. Voi si? Fatemi in nomi.. ben lieta di stringer la mano a coloro che sanno con fermezza dire “io voglio”, “io mi assumo la responsabilità di…”. Davvero. Felice di conoscere queste persone.
Su Habemus Papam sorvolo, se non l’avete visto non ne voglio parlare e se l’avete visto discutiamone qui sotto o in privato o sul mio profilo. E’ un film che mi ha lasciato qualcosa, inquietudine e vuoto, e voglia di dire e non molti mi fanno questo effetto. Quindi sono qui, quando volete. Nel bene e nel male, ca va sans dire. Ora voglio dire due cosette a Gus.
GUS – Caro Gus Van Sant, quando fai dei film cosi dimmelo prima, cosi porto i fazzolettoni per piangere. “RESTLESS” dico, dovevi dirmelo. Lo so che la critica ti ha distrutto ma chissenefrega. Lo sanno tutti che la critica non capisce un cazzo, guarda Lars Von Trier quando ha fatto “Antichrist”! Quindi tranquillo, va tutto bene. Però, senti Gus, lo so che questo non è il tuo miglior film, che hai visto forse troppe volte Harold&Maude e che in fondo con gli adolescenti hai un problema. Forse vorresti di nuovo esserlo, non so… So che l’Hollywood Reporter ti ha massacrato chiamandoti banale e indulgente. So che hai un’ossessione senile per i teen agers. So anche che Mia Wasikowka non è Mia Farrow quindi perchè quel taglio di capelli identico? So tutto Gus… quindi perchè hai fatto questa cosa? E’ meraviglioso questo polpettone romantico che ci hai mandato a “UN CERTAIN REGARD”, proprio delizioso, così deja vu che potrei commuovermi… E per un po’ l’ho fatto sai? Ero lì col kleenex pronta… eh… che vuoi… quando lei sta per morire son proprio andata! Pero’ Gus, a parte il filmetto che ci hai mandato, devo dirti grazie comunque. Perche’ le idee sotto il tuo film sono forti e andrebbero – comunque – sempre ricordate.
Almeno due. 1. La vita è corta ed è una per quel che sappiamo e non abbiamo tempo per non essere noi stessi nè per fingere cio’ che non siamo, nè non amare chi vogliamo amare. Sfruttiamo il tempo che abbiamo per fare qualcosa e lasciare una traccia. 2. Anche se hai tre mesi di vita puoi / devi viverti il più grande amore che tu abbia mai avuto. Non importa quanto tempo hai, ma il segno che avrai lasciato, una frase su un libro, una canzone agli amici, un’idea di bellezza, un modo di prender le mani o carezzare i capelli del tuo amore. Sarà unico, sarà per sempre. Lo so Gus che un film così romantico fa venir la carie ai denti a qualcuno ma per ma ve bene. I am in the mood for love. Quindi grazie.
BERNARDO – Ieri il film più bello che ho visto si chiama “IL CONFORMISTA”. E’ del 1970 e lo ha girato Bernardo Bertolucci, Palma d’oro alla Carriera a Cannes 2011. Il maestro arriva in sala spingendosi su una sedia a rotelle. Il maestro arriva mentre Thierry Fremaux (direttore di Cannes) lo introduce con un certo pudore, come si conviene quando si parla di maestri. Arriva Faye Dunway nel frattempo, altera e sorridente, avvolta in un foulard nero, una classe eterna e divina, pregasi le nuove stelline di prender lezioni. Bernardo viene accolto da un’ovazione, dice un sacco di cose sul suo film, ringrazia la Francia ma anche la bacchetta “come mai non ho mai vinto niente e prendo il premio alla carriera? Forse che le giurie non hanno mai capito niente?” – Penso di si’. Poi, riferendosi alla sedia a rotelle… dice una cosa che mi piglia molto “Ringrazio la cineteca di Bologna per il restauro della pellicola, ma come ho detto tante volte, è ora che la tecnologia avanzi e che si restauri il regista prima della pellicola” – “le temps est arrivee qu’on restore le metteur en scene avant que le film” – dice cosi, e a me vien da piangere.
Nota. Chi non ha visto IL CONFORMISTA corra ai ripari. E’ un ordine.
MISS BALA – Fra poco vedo Vulcano, ma Miss Bala mi ha lasciato tanto dentro. Storia di una chica che vuole diventare Miss Baja California ma per accidente si mischia con uno dei cartelli messicani della droga. La storia è niente, pero’ rende bene l’idea di come la corruzione si propaghi e penetri qualunque momento della vita sociale di questo paese che ha il maggior numero di morti al mondo per droga (e non per overdose). Stephanie Sigman (nel ruolo di Laura Guerrero) incarna l’ambigua perfezione raggiunta da un paese la cui polizia da un lato si proclama contro la corruzione e dall’altro ne è la perfetta complice.
Ci sarebbe un botto d’altro di cui dire, ma non posso. Alle 22 c’è Volcano. Comunque domani vi parlo del mio idolo, il regista Kim Ki-Duk, qui presente con Arirang. Se volete sapere anche dei cocktail e delle feste fate un cenno…
Cannes 2011 – I film visti
FILM VISTI CANNES 2011 – Aggiornati day by day
d1 – 11 maggio – midnight in paris
d2 – 12 maggio – we need to talk about kevin / off side / il conformista / restless / the slut / sleeping beauty (uscita a meta’)
d3 – 13 maggio – (habemus papam) / polisse / miss bala / hearat shulayim
d4 – 14 maggio – arirang / le gamin au velo
d5 – 15 maggio – las acacias / code blue / martha marcy may marlene
d6 – 16 maggio – the tree of life / pina / the artist (tentative)
D2 – We need to talk about Kevin… and a lot of other things
Mi alzo nella casa del grande fratello alle 7 e 30 dopo che dalle 6 “i coinquilini” fanno casino e non si levano di torno. Penso che non ce la faro’ per il film delle 8,30. Invece fila tutto liscio. Arrivo alle 8,10, la fila e’ grande ma entro. Non entro invece al film delle 11 di Gus Van Sant, “Restless“, ci riprovo stasera o domani, ma la vedo dura. Queste proiezioni-blockbuster sono durissime per chi ha il pass jaune…. Ma ho capito che qui non importa, si e’ grati all’universo comunque per essere qui. Al circo mediatico cinematico dove tutti vogliono esserci e pazienza se non entri qui o li, va bene lo stesso.
Allora parliamo di “We need to talk about Kevin”. E vorrei iniziare riprendendo quel che ha detto Tilda Swinton in conferenza stampa (che potete ascoltare qui). “E’ un maledettissimo problema avere figli, essere genitori e anche essere figli”. It’s a bloody business dice lei. E quel bloody si riferisce a tutto il sangue che scorre tra le mura domestiche, tra le pieghe del non detto, del non compreso, del non amato abbastanza e che spesso sfocia in quel rossotragedia che domina tutto il film.
Le famiglie possono essere dei grandi costruttori ma allo stesso modo degli assassini spietati. E’ un tema che amo molto questo, nel cinema e nei libri (spesso quelli di Isabella Santacroce) e non ho paura di ripetere che la famiglia e’ il piu’ grande generatore di mostri, da una parte e dall’altra.
Non vorrei svelare trama e finale perche’ un bel film come questo, montato in modo impeccabile, che riesce a coprire 20 anni di dolore, di dramma e di assurdita’ umane va semplicemente visto. Perche’ disturba e senza demonizzare non riesce a spiegare. Perche’ non c’e’ una spiegazione, isn’t it ironic?
Essere madre, essere figli. Crescere insieme o non riuscirci. E un giorno tuo figlio entra in una scuola e uccide a caso un po’ di gente. Ecco, come madre, come ti senti tu? Devi fare i conti col senso di colpa di aver partorito un mostro, con la perdita, con il dolore degli altri che quando passi per strada vorrebbero ucciderti. Si scava. Ci si scava dentro, tutti. E Tilda Swinton, di cui non sono big fun, stavolta mi ha sorpreso. La sua madre tormentata e ambigua, in quel volto stranossuto angolato che sembra non tradire mai l’emozione ne’ essere adatto a niente.. delivers… come direbbero gli inglesi. Una performance magistrale, tra il silenzio e la rabbia che le esce anche dal naso, dalle pieghe degli occhi, dalle mani che non riescono ad abbracciare suo figlio. La propongo per la Palme d’Or come miglior attrice per questo Festival. E se non la vince ci va molto vicino. Mi e’ piaciuto anche il ragazzetto che fa Kevin, si chiama Ezra Miller e diventera’ un grande.
Lupus
Cannes, casa del Grande Fratello
Ollalà! Eccoci qui. Dopo due giorni di calma assoluta dove ho dormito sola nella mia stanzetta (=il soggiorno di Patrick e Sonia) oggi sono arrivati tutti. Yann, Lieven, John, Brandon e Franck. Cinque maschiacci da tutto il mondo e io nel soggiorno. Materassi a terra e via. Si dorme così. Turni per il bagno, doccia uno dopo l’altro, non oso pensare a domani mattina quando in 6 abbiamo la proiezione alle 8,30.
Però. Però. Era da quando avevo 18 anni che non facevo più questi numeri ma ho deciso così. E me la faccio andare bene. Non importa stare a Cannes in un hotel a 5 stelle (per questa volta) anche se in 8 in una casa con un solo bagno è un po’ troppo.
Yann sta morendo dal sonno ma Brandon vuole continuare a lavorare al pc. Lieven sembra appena alzato ed è pieno di energie, Franck è sparito, Patrick è a vedere il film di woody allen e Sonia è andata a fumare una sigaretta.
E’ un casino. Ma parliamo tutte le lingue fuorchè l’italiano. Fantastico. E il vino scorre, come la voglia di parlare di cinema e le idee che circolano tra un bordeaux e un mac.
Buonanotte…. sempre che si decidano a chiudere sta luce e dormire!